La prova di ADX sul set de Il più bel giorno della mia vita

In un’intervista a Roberto Mozzarelli, Production Sound Mixer

Abbiamo fatto una chiacchierata con Roberto Mozzarelli, Production Sound Mixer, approfittando della fine delle riprese. Il più bel giorno della nostra vita, commedia tanto comica quanto romantica diretta da Massimo Venier e che vedrà il più celebre trio comico italiano Aldo Giovanni e Giacomo di nuovo protagonista della programmazione natalizia, è stato il grande primo test con il sistema Axient Digital.

Roberto Mozzarelli, Production Sound Mixer nel set di Il più bel giorno della nostra vita
Photo Credit: Francesca Cassaro

Domanda: Ciao Roberto, diciamolo subito, siamo curiosi della tua prima esperienza con il sistema fullwireless ADX e della sua più recente aggiunta, il plug-on Shure AD3. Ci descrivi il set in cui è stata girato il film?

Roberto Mozzarelli: La trama, senza spoilerare i dettagli più divertenti, ruota attorno ad un matrimonio e al suo lussuoso e lungo ricevimento ospitato in una grande villa sul lago. Le riprese si sono svolte sia in esterno che in interno fra le stanze della residenza, con molte scene dialogate. Questa produzione è stata un po’ lo stimolo per aggiornare la mia dotazione di radiomicrofoni scegliendo una soluzione tecnologicamente avanzata; quindi, il passaggio al digitale è stata una scelta naturale.

D: Cosa in particolare ti ha portato alla svolta da analogico a digitale?

R: I radiomicrofoni ormai sono diventati essenziali nella presa diretta cinematografica. Lo stile di
ripresa è cambiato moltissimo negli ultimi anni, complice il passaggio da pellicola a digitale. Non è stato tanto il cambiamento del formato video, ma la macchina da presa è diventata più compatta e leggera, necessita di meno luce e registrando su memoria riutilizzabile la quantità di girato non influenza più il costo. Ciò ha portato a girare contemporaneamente con più macchine con campi diversi, a girare anche le prove, ad essere più veloci. Sulla presa diretta tutto questo si traduce nella combinazione obbligata di radiomicrofoni e boom, supportata dal recorder multitraccia e dalla migliore qualità di trasmissione wireless. I radiomicrofoni in particolare sono un’assoluta fonte di stress sul set, per questo si è sempre alla ricerca della massima qualità e affidabilità. Il cavo per collegare i microfoni sul boom è per me sempre stato qualitativamente insostituibile, ma è ormai diventato un limite fisico insostenibile durante le riprese in movimento. Consideravo il plug-on un doloroso compromesso, ma con il passaggio al digitale Shure AD3 mi sono ricreduto. La qualità del plug-on digitale se la gioca davvero con il cavo.

D: Quali sono le caratteristiche di Axient Digital che hanno solleticato maggiormente la tua curiosità?

R: In realtà sono davvero molte le caratteristiche interessanti. Ho particolarmente apprezzato la capacità di reagire istantaneamente alle interferenze, la principale fonte di guai, il pieno controllo di tutti i parametri a colpo d’occhio sia sul display del ricevitore che via software che ti permettono un monitoraggio e anche un controllo da remoto mai visto prima, il controllo preciso dello stato delle batterie combinato ad una ricarica sorprendentemente rapida, e non ultima l’alimentazione a 12V. Avere nel proprio set-up un sistema a 12V ti offre quella sicurezza di essere sempre operativo, con o senza la presenza di un gruppo elettrogeno.

Altro elemento interessante, il design sottile e davvero compatto dei mini-bodypack ADX1M. Gli abiti degli uomini spesso consentono il camuffamento del trasmettitore, ma i leggeri vestiti estivi indossati dalle attrici sono davvero un grattacapo e richiedono molti accorgimenti e una buona dose di creatività per nasconderli. Un bodypack così piccolo e senza antenna esterna di sicuro aiuta il microfonista.

D: Come è stata la tua esperienza con il plug AD3? Si è rivelato un compromesso sofferto come temevi?

R: L’approccio è stato sicuramente diffidente, lo ammetto. La qualità del lavoro di un tecnico di presa diretta si nota dalla capacità di riprendere con precisione anche la più leggera inclinazione della voce in un dialogo, o il rumore dell’ambiente. Tutti elementi che coinvolgono lo spettatore e gli fanno vivere pienamente la scena. Non è banale puntare a questo risultato senza l’affidabilità del cavo. E invece mi sono dovuto ricredere. Abbiamo impostato il plug ad una trasmissione a 2mW e la stabilità di segnale è stata incredibile, soprattutto se paragonato ad alternative che ho testato in passato e che richiedevano di lavorare oltre i 100 mW. L’ho usato con diversi modelli di microfoni shotgun, senza notare alcuna differenza.

D: Ancora nostalgia del cavo, quindi?

R: Mi divertirò a testarlo e stressarlo ancora e ancora in altre produzioni, ma mi posso già sbilanciare verso una completa intercambiabilità. Un vero e proprio sollievo. Invece di dover scendere a compromessi sul fronte qualitativo, ne abbiamo solo guadagnato in flessibilità e libertà di movimento. Ti racconto questo episodio. Durante le riprese, il microfonista è entrato nella villa e mentre si spostava per corridoi e sale per raggiungere la stanza della scena, non vi è stata alcuna variazione della qualità e stabilità del segnale RF. Nessuna. Pensa che avevamo l’antenna praticamente fuori dalle finestre al secondo piano, ma anche questa si è dimostrata nei fatti pienamente affidabile anche con la trasmissione a potenza ridotta tipica dei bodypack.

D: Un punto a favore del sistema Shure Axient Digital. Quali altre funzionalità ti hanno sorpreso positivamente nel passaggio ad un sistema digitale?

R: Confesso che al primo giorno di test l’indicatore di trasmissione RF mi ha dato qualche preoccupazione. A parità segnale RF disponibile il mio vecchio sistema digital hybrid avrebbe sganciato, mentre in full digital, grazie al software Workbench ho assegnato le frequenze nella fascia con più basso rumore di fondo possibile, affidandomi all’indicatore di qualità, che confermo essere garanzia di una ripresa completa. L’interfaccia [Shure Workbench] è davvero intuitiva e completa e mi ha permesso di organizzare in modo davvero efficace l’assegnazione delle frequenze, oggettivamente la parte più complessa e quella che determina il buon funzionamento del sistema. Un altro dettaglio, forse banale, ma che personalmente ho apprezzato molto, è la chiarezza e la facilità di lettura delle informazioni sul display del ricevitore. È immediato, un colpo d’occhio e sai subito se tutto sta funzionando a dovere.

D: Insomma, un sistema wireless che ti permette di svolgere il tuo lavoro in serenità. Ci sarà anche un difetto?

R: Per mio cruccio, ero convinto che la grande pecca del sistema fossero le batterie ricaricabili. Sai, le stilo sono facili da trovare e quindi scongiuri un po’ la paura di rimanere senza e con un sistema scarico. Ma con ADX non si è posto nemmeno il problema. Una batteria ha una durata di circa cinque ore abbondanti di utilizzo continuo, mentre per una ricarica completa sono sufficienti tre ore. Questo mi permette di avere sempre una batteria completamente carica disponibile, e posso ricaricarle direttamente sul set, evitando di lasciarle incustodite in ricarica durante la notte. Se non bastasse, gli indicatori dello stato della batteria sono davvero precisi e affidabili. Sai davvero quanto ci puoi lavorare e non è un dettaglio da poco. Cambiare la batteria di un trasmettitore nascosto sotto i vestiti, o chissà dove, è sempre fastidioso per via del disturbo arrecato all’attore, ma se non hai un’idea precisa dello stato di ricarica non puoi nemmeno rischiare di perdere la trasmissione durante la ripresa e si preferisce anticipare la sostituzione della batteria. Un’indicazione così precisa è davvero un gran vantaggio per chi come me lavora come fonico di presa diretta.

D: Se dovessimo sintetizzare in una frase questa tua prima esperienza?

R: Sicuramente positiva, ma mi riservo di provarlo in tante altre produzioni e testarne la qualità della trasmissione in altri contesti e altre caratteristiche utili in Workbench. Un sentito ringraziamento alla squadra di Prase, in particolare Marco Benigna e Matteo Barbaro, che mi ha assistito con competenza in questa mia transizione.